Abitare giovani. La palestra dell’autonomia

Assetto organizzativo

L’associazione inizialmente fondata da 7 soci fondatori ha riunito circa 35 giovani, ex allievi di corsi di formazione ENAIP , inseriti o in attesa di inserimento al lavoro nelle categorie protette .

Ben presto si sono aggiunti nuovi soci che hanno sostenuto l’associazione con donazioni, o versando la quota associativa annuale, o offrendo come volontari “tempo e competenze ” nel dar vita e organizzare le attività che si andavano via via ideando.

Nei primi anni contiamo 80 soci e nel corso degli anni sono stati coinvolti 30 volontari .

Poiché si voleva dare una continuità stabile alle attività e una presenza formativa nella sede di ritrovo, l’associazione sia è avvalsa di operatori con competenze pedagogiche e psicologiche.

Nel corso degli anni abbiamo avuto una avvicendarsi  di 8 operatori , alcuni con mansioni continuative, altri con mansioni di breve durata inerenti particolari progetti.

Dal 2014 /15 disponiamo di due psicologi che seguono le attività.

Sin dalla fondazione ci si è organizzati con un Comitato Direttivo composto da presidente, segretario, tesoriere e consiglieri, tra i  quali uno psicologo coordinatore, referente per gli operatori e per i giovani, e qualche rappresentante dei genitori.

Si sono da subito organizzate riunioni periodiche dell’equipe degli operatori sia autonome sia con lo psicologo coordinatore.

Contemporaneamente si è mantenuto un coordinamento costante tra operatori e volontari attraverso riunioni periodiche, di solito mensili, condotte dallo psicologo coordinatore, con lo scopo di confrontarsi su quanto avveniva nelle varie attività e con i giovani, per attuare linee guida comuni verso obiettivi formativi condivisi.

Abbiamo poi coinvolto alcune delle famiglie dei giovani partecipanti, circa 30 famiglie, coppie di genitori o in loro vece fratelli e sorelle, proponendo loro una partecipazione ai momenti appositamente “aperti alle famiglie”  in alcuni precise  ricorrenze dell’anno, come apertura- chiusura della sede, feste annuali.

Ci si è resi conto ben presto dell’ esigenza delle famiglie di non sentirsi esclusi dall’esperienza che i loro figli stavano vivendo, sono stati così organizzati  una serie di incontri per i genitori, di solito mensili, (negli ultimi sei anni la cadenza è trimestrale) per favorire il crearsi di un gruppo di ascolto e di mutuo aiuto da tutti ritenuto molto utile per favorire il crearsi e mantenere attiva una rete di fondamentale condivisione.

Gli incontri si svolgevano con la presenza degli operatori e dello psicologo coordinatore e proponevano di volta in volta un tema di interesse collettivo che come comune denominatore riguardava l’ isolamento delle famiglie nell’affrontare le difficoltà di crescita dei figli, in particolare nella delicata fase dell’ esplosione adolescenziale, con le loro prime richieste di autonomia e di spostamento sul territorio.

Successivamente i temi riguardavano i problemi dell’ inserimento nel mondo del lavoro e nel mondo adulto in generale, riflessioni sulla modalità di stimolare adeguatamente a un’ autonomia adulta senza forzature e senza iperprotezione.

I partecipanti ad ogni incontro variavano da un numero di 10 a un numero di 25 circa.

Durante le fasi di “laboratorio di autonomia” i temi in discussione si sono focalizzati sulle aree di autonomia sperimentate  dei figli, sulle difficoltà riportate in casa, sulla gestione delle ansie di separazione vissute dai figli e dai genitori.

Poter affrontare in gruppo queste difficoltà,  trovare delle strategie sia comuni  sia differenziate per ciascun nucleo familiare, è stato fondamentale.  Anche in questo caso per almeno 5 anni gli incontri quindicinali o mensili avvenivano per lo più in gruppi sia ristretti che allargati sempre  alla presenza degli operatori, dello psicologo coordinatore e a volte dei volontari.

Quando necessario si è sempre data la disponibilità per colloqui individuali.

Dal 2013 circa i temi riguardanti l’ autonomia  già sperimentata  si ampliano con riflessioni sul “dopo di noi” e sulla funzione che un’ Associazione come la nostra può avere nel  supportare questa nuova fase di vita.

I giovani che hanno frequentato l’associazione nel corso degli anni anche solo saltuariamente sono circa 50.

Va distinto il tipo di partecipazione tra frequentatori saltuari e assidui, questi ultimi sono circa  20.

Gli assidui per la maggior parte costituiscono il nucleo storico (ex allievi ENAIP), una specie di centro propulsore e cuore pulsante della vita associativa, poiché sono stati abili nel creare tra loro vere relazioni di amicizia e capaci di aver cura dei legami per non disperdersi, per mantenere vivo il “senso del gruppo”.  L’esperienza da loro vissuta è che il gruppo è una forza tale da trasformare le vite dei singoli, il gruppo è più della somma delle parti. Questa riflessione oggi è una certezza, è un’esperienza vissuta, è un formidabile punto di arrivo dopo anni del loro mettersi in gioco nelle relazioni.

Tutti noi sappiamo infatti quanto non sia facile la vita di gruppo o parteciparvi:  attiva ansie anche solo nell’esporsi ad altri, preoccupazioni circa le prestazioni, l’accettazione o il rifiuto, mette in difficoltà nell’ esprimersi e nel comunicare, o nel sostenere un contraddittorio o un conflitto.

La “vita di gruppo” per la nostra associazione è sempre stata una vera palestra relazionale. Operatori e  volontari hanno da sempre assunto l’atteggiamento di allenatori non  giudicanti,  creando così un clima favorevole ad affrontare le prove, le cadute, le difficoltà con l’obiettivo di allenarsi a superarle.

Gli operatori anche grazie a tale atteggiamento sono stati in grado di accompagnare i percorsi dei singoli nelle tappe emancipatorie e  verso nuove frontiere di autonomia, compresa quella abitativa,   ritenute all’inizio inarrivabili.

I partecipanti variano anche a seconda delle attività:   alcuni partecipano solo a gite e feste associative; altri a laboratori di loro interesse; altri partecipano a seconda del periodo di vita che stanno attraversando; alcuni si allontanano per mesi o per qualche anno (esplorano altre esperienze, altri gruppi o di nuovo l’ isolamento) e poi magari tornano e riprendono; altri partecipano a tutto e sembra che il calendario mensile sia troppo corto per tutte le attività che vorrebbero realizzare.

I numeri dei partecipanti andrebbero di anno in anno analizzati proprio sulla base di tutte le variabili che intervengono e sulla base della qualità della partecipazione, variabile per ciascuno e per ciascuno a seconda dei periodi.

Naturalmente ogni nuovo progetto prevede di allargare il numero di partecipanti nella misura in cui riusciremo da un lato a farci conoscere, dall”altro a continuare a proporre iniziative utili e  allettanti.

Dopo quasi un ventennio di vita associativa possiamo affermare che la specificità dell’esperienza è consentita nel creare una piccola ma solidissima comunità di giovani: aver creato per loro condizioni di crescita imprevedibili, attraverso un attento e delicato accompagnamento che ha fatto loro raggiungere traguardi di vita impensabili.

La forza sulla quale abbiamo puntato è stata la forza rigenerante che deriva da “relazioni” qualitativamente ricche e capaci di dare consapevolezza, valore e dignità alla propria esistenza nel mondo.

Riteniamo che la funzione anche futura della nostra associazione sia, oltre a un ampliamento, il mantenimento del fondamentale supporto sociale che offre ai partecipanti che riconoscono in essa un punto di riferimento ormai essenziale anche per il loro futuro.

Descrizione del Progetto attuale: La Palestra dell’Autonomia

Gli utenti cui vorremmo riferirci saranno giovani adulti con età variabile dai 20 ai 50 anni , con disabilità media di varie tipologie. L’associazione infatti é sorta come centro di aggregazione per giovani che presentavano varie patologie quali : epilessia, ritardi mentali più o meno lievi, sindrome di Down , esiti da sindromi neurologiche neonatali di varia natura.

La specificità della vita associativa infatti è sempre consistita nell’unire le disabilità di ciascuno nel comune denominatore di “difficoltà nella crescita”; definizione che permette sia di differenziare ciascuno nella singolarità del proprio vissuto, ma soprattutto di far vivere le similitudini fra storie diverse.

Enfatizzare quanto simili possano essere state le difficoltà affrontate nel crescere (difficile inserimento scolastico, apprendimento frustrante, relazioni svilenti o umilianti con i pari e con gli adulti,  vissuti di emarginazione nel mondo lavorativo, vuoto del tempo libero, carenza di relazioni affettive) favorisce l’uscita da quell’ isolamento che fa sentire ” solo e unico al mondo ” , spesso in uno stato di spegnimento cognitivo ed emotivo che anestetizza dalla sofferenza .

La similitudine con altri, sviluppata con attenzione all’interno di una vita di gruppo organizzata per questo obiettivo, accende le risorse di ognuno; moltiplica i punti di forza; fa si che si sviluppi la capacità assertiva attraverso la libera espressione, attraverso la sperimentazione della solidarietà attiva, che passa nella messa in comune delle proprie abilità in favore degli altri e per il gruppo .

Con la cura sociale che la nostra associazione ha prestato abbiamo fatto l’incredibile scoperta di vedere rinascere dei giovani alla vita adulta: vedendoli recuperare energie, forza vitale e gioia di vivere, mentre scoprivano che il mondo dei pari e dei diversi da sé è vivibile e pieno di momenti interessanti .

Nel progetto palestra di autonomia s’intende mantenere questa specificità nel far convivere giovani con varie patologie e quindi differenti dis/abilità . Giovanni adulti che accettino di mettersi alla prova su abilità diverse, individuate alla partenza del percorso nei diversi livelli di approfondimento delle aree di autonomia descritte e secondo la metodologia progettata

Nel progetto vorremmo coinvolgere dai 10 ai 20 giovani che in sotto gruppi si alterneranno nella Palestra dell’ Autonomia per un periodo da 1 a 3 anni secondo il calendario descritto. Prevediamo naturalmente di prolungare l’esperienza per una durata di una decina d’anni su livelli di approfondimento ulteriore.

Prevediamo inoltre di poter incrementare, non solo qualitativamente ma anche quantitativamente, l’esperienza proponendola a nuovi giovani che per la prima volta si affaccino all’autonomia abitativa a cui faremo conoscere la nostra associazione.

Ciò implicherà un ampliamento del numero di famiglie che vorremmo coinvolgere, a cui chiederemo collaborazione e affiancamento nel progetto.

Gli ampliamenti di utenza che prevediamo lì otterremo attraverso gli strumenti che abbiamo costruito per farci conoscere (sito web, facebook, attività aperte al quartiere, partecipazione ad eventi di zona, spettacolo teatrale itinerante presso enti scolastici, parrocchie, istituzioni).

I finanziamenti sui quali conteremo, utilizzati per le spese base del progetto e in particolare per i costi degli operatori, saranno innanzitutto le quote associative ( chiederemo alle nuove famiglie di iscriversi come soci), donazioni, 5 per mille, finanziamenti da parte di enti su progetti specifici, iscrizione ad eventi associativi aperti al quartiere.

Il “Dopo di Noi?”, problema sollecitato dai genitori, è ora una realtà con cui dobbiamo confrontarci.  I giovani adulti  dell’Associazione iniziano infatti ad affrontare i primi lutti, l’invecchiamento e i seri problemi di salute dei familiari, che l’età e la vita inevitabilmente comportano,  parallelamente ai cambiamenti interni evolutivi che fanno loro vivere l’esigenza di una maggiore indipendenza.

Sempre più urgente diventa  oggi affrontare il tema dell’autonomia abitativa dei giovani, sempre più necessario sviluppare al massimo la loro indipendenza e rinforzare la loro capacità di affrontare i cambiamenti del presente così come quelli del futuro all’interno di contesti protetti.

Notiamo che alcuni dei nostri giovani necessitano di acquisire competenze di base mentre altri giovani, che hanno già parzialmente raggiunto delle autonomie, necessitano ad oggi di acquisirne di nuove e consolidare quelle raggiunte.

Il progetto si articola perciò in tre livelli:

Primo livello: acquisizione delle competenze di base

  • Mi prendo cura di me (igiene, abbigliamento adeguato, percezione del proprio stato di salute,ecc.)
  • Mi prendo cura della casa ( cura dei propri oggetti, mantenimento dell’ordine, cura e pulizia di spazi comuni e personali)
  • In cucina ( scelta del cibo, qualità, quantità e costo, gestione della spesa, preparazione dei pasti per sé e per il gruppo)
  • Spendo e risparmio (riconoscere banconote e monete, conoscerne il valore, fare acquisti in modo adeguato, riconoscere il resto ricevuto, saper gestire importi ingenti come lo stipendio, gestione di base delle operazioni postali o bancarie)
  • Mi oriento (orientarsi negli spazi noti e allenarsi a orientarsi negli spazi nuovi, capacità di muoversi nel territorio, utilizzo di mezzi di trasporto)
  • Con gli Altri (comunicare in modo efficace, migliorare e mantenere le relazioni, migliorare l’efficacia nel gestire i conflitti, individuare e gestire eventuali soprusi, potenziare la capacità espressiva e collaborativa, gestire le relazioni con il vicinato e il territorio, gestire le dinamiche di separazione con la famiglia d’origine)
  • Le emozioni (riconoscere le emozioni e loro gestione efficace, esprimere richieste di aiuto, gestire l’imprevisto)
  • Dopo il Lavoro (gestione di eventuali disagi legati all’area lavorativa nelle dinamiche di convivenza, gestione di eventuali frustrazioni vissute, rielaborazione di episodi e situazioni quotidiane).

Secondo livello: mantenimento delle competenze acquisite

Sperimentazione e pratica delle competenze acquisite per renderle stabili.

Terzo livello: potenziamento delle competenze acquisite

Il terzo livello è rivolto in particolare a chi ha precedentemente acquisito competenze e autonomie di base attraverso i percorsi vissuti all’interno della vita associativa e della vita in appartamento, ma che necessita comunque di sperimentare ulteriori percorsi per ampliare le autonomie raggiunte, spesso  nell’area emotiva e affettivo/relazionale.

Tali giovani possono inoltre rappresentare una grande risorsa poiché metterebbero a disposizione le proprie esperienze pregresse e le proprie competenze acquisite in favore di chi muoverà i primi passi  nei processi di crescita previsti dal progetto.

Attività avanzate nella vita in appartamento:

1) “indovina chi viene a cena”

Invitare a cena genitori ed amici per sperimentare l’ospitalità, l’abilità di organizzare una cena e di vivere la convivialità.

 2)  “faccio una festa”

Organizzare  momenti aggregativi all’interno della casa per allenare la capacità di ospitalità (giochi di società, visione collettiva di film, festa di compleanno, ecc.)

3) “conosco il quartiere”

Conoscenza del quartiere per sperimentarsi in  nuovi incontri e in nuovi luoghi con i quali familiarizzarsi, nonché conoscere luoghi di pubblica utilità nel territorio ( uffici pubblici, farmacie, centri medici o di assistenza, posta, ecc.)

Metodologia e strumenti

I livelli di autonomia raggiunta, così come le difficoltà di apprendimento di tutte le abilità, verranno valutati nelle diverse fasi e di volta in volta  messe a punto a seconda delle specifiche personalità ed esigenze.

I bisogni dei singoli saranno individuati insieme a un operatore attraverso apposite schede di auto-valutazione.

All’interno delle schede verranno stabiliti gli obiettivi che si intende raggiungere, di volta in volta, in un tempo prestabilito (es. cura di sé, gestione degli spazi, gestione delle emozioni, ecc. ) con un accuratezza che permetta da un lato di non eccedere in termini di aspettative e dall’altro di non sottostimare le proprie potenzialità di partenza.

Dopo ogni periodo di sperimentazione sarà possibile rilevare i risultati ottenuti e le difficoltà riscontrate, questo permetterà di rivalutare e modificare un nuovo programma di lavoro.

Laddove possibile e se necessario ci si avvarrà della collaborazione dei genitori affinchè sostengano il percorso, facilitino le dinamiche di separazione, collaborino con il progetto mantenendo anche a casa le stesse linee pedagogiche del progetto.

Sono previste tre figure professionali con competenze specifiche: due psicologi operativi  che seguiranno tutto il percorso progettuale  e una psicoterapeuta nel ruolo di supervisore di processi.

Gli operatori avranno il compito di monitorare e facilitare il percorso presenziando in alcuni momenti specifici della vita in appartamento e in eventuali momenti di emergenza.

Sono previsti incontri individuali con i giovani e incontri di gruppo, che serviranno per stabilire il programma della vita in appartamento e fronteggiare eventuali criticità.

Sono previste delle figure volontarie che in accordo con le figure operative potranno supportare e vivacizzare il percorso in atto.

La permanenza all’interno della casa è prevista in piccoli gruppi composti da  due a quattro giovani, il tempo di permanenza è della durata di sette giorni.

Si prevedono tre periodi mensili con tre gruppi differenti.

Ogni periodo di permanenza sarà suddiviso in fasi, in ogni fase il progetto si avvarrà dell’accompagnamento, del monitoraggio e degli interventi psico-educativi degli operatori:

  • Pre-accoglienza: saranno compilate le schede di valutazione, verranno stabiliti, definiti e condivisi gli obbiettivi di ognuno
  • Accoglienza : nel primo giorno di permanenza ci sarà un incontro di gruppo mirato a pianificare e progettare l’esperienza (suddivisione dei compiti, divisione degli spazi, gestione delle emozioni, separazione da casa, ecc)
  • Monitoraggio: gli operatori saranno presenti nel secondo, quarto, sesto giorno di permanenza con l’obiettivo di monitorare il percorso. Nel terzo e nel quinto giorno di permanenza il gruppo potrà sperimentare l’autonomia senza intervento operativo sapendo che gli operatori saranno comunque reperibili in caso di emergenza e per eventuali criticità.
  • Chiusura: nell’ultimo giorno di permanenza è previsto uno spazio sia individuale che di gruppo all’interno del quale sarà ampiamente valutata l’esperienza.

Le figure operative saranno reperibili anche nei momenti in cui non è prevista la loro presenza per rispondere ad eventuali momenti di emergenza e criticità,  questo tipo di servizio non sarà inserito nei costi operativi e resterà a carico  dell’Associazione.

Nell’ottica di potenziare gli aspetti di sicurezza sarà altresì individuata fra genitori e volontari un’ulteriore figura di riferimento per far fronte alle emergenze impreviste.